28 giugno 2005

Pensieri - "Procèda su quèsta strada per… CENTO chilometri"

- Sveglia alle quattro e trenta.
- Partenza in auto da Ferrara alle cinque e un quarto.
- Imbocco a Ferrara Sud l’autostrada A13 e la percorro, accompagnato da qualche assonnato camionista fino ad Arcoveggio.
- Una decina di chilometri di A14 (insolitamente deserta) in direzione Milano, poi mi ritrovo sulla rampa che mi farà immettere sulla A1 in direzione Firenze. (Dovrò arrivare fino a Firenze Certosa, per poi prendere la superstrada Firenze Siena e trovarmi puntuale, attorno alle otto, otto e trenta al massimo nel centro storico di Siena).

Ma è proprio lì sulla rampa che dalla A14 mi porta sulla A1 che avviene il miracolo. La voce metallica e con lieve cadenza germanica del navigatore mi dice: “Procèda su quèsta strada per… CENTO chilometri”. E nel suo tono, sono certo di avvertire una qualche soddisfazione, un ammiccamento al numero tondo tondo che sta pronunciando. Non 99 chilometri, non 101… esattamente c-e-n-t-o chilometri.

Ed ecco il miracolo: la pace, il benessere più totale, la leggerezza, tutta la saggezza cosmica piove su di me in un attimo.

Ho cento chilometri tondi tondi tutti per me, prima di dover abbandonare l’autostrada…
Cento chilometri all’alba, cento chilometri di curve e traiettorie, cento chilometri di silenzio o di musica, cento chilometri di pensieri e di fantasticherie, cento chilometri di volo attraverso l’Appennino, cento chilometri di sospensione tra le poche ore di sonno e le molte ore di lavoro che mi aspettano.
Cento chilometri tutti per me e per il mio cuore, cento chilometri per chiacchierare con me stesso, cento chilometri per sognare, cento chilometri per canticchiare, cento chilometri…

Che meraviglia dimenticare la meta e abbracciare il viaggio!

25 giugno 2005

Pensieri - La pecora calva

La pecora non ama il gregge! Il gregge non nasce dall’amore. Nasce dalla paura, dal disfattismo.
La pecora che si accalca in mezzo alle compagne creando un gregge, non è spinta dall’amore: spera così facendo di non dover essere proprio lei la prima fronteggiare un eventuale pericolo.

Nel gregge non c’è l’amore, c’è la paura. Dove c’è la paura non può esserci l’amore.
Per questo forse non vivo bene nel gregge.
Per questo forse vivo costantemente ai margini del gregge.

Arriverà il lupo, e sarò il primo ad essere divorato.

Vedendo il mio sorriso il lupo me ne chiederà spiegazione, e io gli dirò:
“Tutte le mie compagne ogni notte ti sognano e vivono nel terrore.
Io tutte le notti sogno prati e fiori e ho vissuto fino ad oggi come se tu non esistessi…

Ora sorrido perché non so chi abbia avuto ragione!”

23 giugno 2005

Pensieri - Vecchiaia

Poi anche io sarò
l’anziano tremante sulle strisce

Avrò il passo lento e incerto
di chi ha corso,saltato e sognato
ma ora sa solo arrancare

Sentirò la paura e la vergogna
di chi vive in un corpo
che si sta inesorabilmente spegnendo.

Poesie - Trentaquattresima primavera

A primavera
la natura inspira la vita

la tratterrà a pieni polmoni
per il breve attimo dell’estate

poi di nuovo la espirerà
fino all’ultimo sospiro in autunno

e saremo ancora sospesi e vuoti
in un altro freddo inverno.

Ho visto la natura
respirare solo trentaquattro volte

Assaporerò ancora qualche suo respiro
Non mi è dato di sapere quanti

Quando me ne andrò lei continuerà a respirare
Anche senza di me

E tutto sarà uguale,
con o senza di me.

Poesie - Il mondo dei giochi da inventare

La folle sete di un bambino
è l’abisso che divide
il mondo dei giochi già giocati
da quello sconfinato dei giochi ancora da inventare.

E bere a quella fontana
è un balzo dissetante che unisce i due mondi.

Ricordo la sete, ricordo i giochi
ricordo anche quella fontana

Eppure ho perso la semplicità di quel balzo.
Come se tutti i miei giochi
fossero già stati inventati e giocati.

21 giugno 2005

Poesie - Notte

Quante volte mi ha accolto come madre
tra le sue soffici braccia di buio.

Oggi invece mi graffia
con la ferocia di un animale offeso.

Forse la notte è solo la quotidiana resa dei conti
con la giornata di vita appena trascorsa...

19 giugno 2005

Pensieri - Referendum e pecore

Non era una questione di sì o di no, ma in pochi lo abbiamo capito.
Era in ballo la legittimazione del ribaltamento del concetto di democrazia.

Il politico, in democrazia dovrebbe essere interessato a sapere cosa pensano gli elettori, onde orientare le proprie scelte e i propri comportamenti.

Durante questa campagna referendaria, si è verificata una situazione abominevole: alcuni politici hanno espressamente detto agli elettori “non votate” ossia “non mi interessa conoscere il vostro pensiero. Voglio unicamente che il mio pensiero abbia la meglio”.

E voi pecore che non avete votato avete avallato questo ribaltamento di prospettiva accettando di fatto
che non siano più i politici a dover essere guidati dagli elettori,
ma gli elettori a farsi guidare dai politici.

Avete rinunciato ad esprimere il vostro pensiero,
confermando che lo ritenete subordinato a quello di qualcun altro…
Politico o religioso che sia.
Il passo successivo sarà quello di rinunciare non solo ad esprimerlo,
ma anche a formularlo quel pensiero…
ché tanto c’è qualcuno che pensa per voi.

Pecore!
Povere pecore senza speranza!
Tra poco basterà davvero la voce di un solo cane a costringervi, terrorizzate e senza futuro, a non uscire mai più dal gregge.