Il bambino Merlino
Quando nacque, Merlino non era un mago; era un piccolo bambino.. In questo senso, in effetti, era un po’ mago. Lo era come lo sei tu e come lo sono tutti i piccoli bambini.
Il destino però riservò a Merlino una fortuna particolare. Fortuna o sfortuna? Chissà?! Lo valuterai te continuando a seguire la storia. La fortuna (o sfortuna) del piccolo Merlino, fu quella che tutti si aspettavano che egli sarebbe diventato un grandissimo mago, tutti ne erano certi.
Nessun genitore si aspetta che il proprio bambino diventi un mago; semmai un professore, un calciatore o un attore, ma un mago, mai! Così succede di solito che i piccoli bambini, pur essendo tutti un po’ maghi, non lo potranno diventare mai perché sono troppo impegnati a diventare professori, calciatori o attori. Quasi tutti i piccoli bambini rinunciano così a diventare dei maghi, per non deludere i loro genitori.
Il risultato di tutto questo è che il mondo è pieno di professori insoddisfatti, calciatori tristi e attori falliti, il mondo è malinconico e del tutto privo di magia.
Torniamo ora al nostro piccolo Merlino: una serie di profezie e di presagi, avevano convinto i suoi genitori, l’intera famiglia e anche i vicini di casa che Merlino fosse una creatura magica, con poteri soprannaturali e che fosse destinato a diventare il più grande di tutti i maghi.
Detto tra noi, lo avrai capito, Merlino non aveva alcun potere soprannaturale, nessun potere in più di quelli che hai tu o che ha qualunque altro piccolo bambino. Ma a Merlino nessuno disse mai frasi come “non dire sciocchezze!” oppure come “smettila di parlare con gli amici immaginari, non esistono, sono tutte fantasie” o anche “non puoi fare così, quella cosa è impossibile” o “cosa vuoi sapere tu che sei solo un bambino!”. Nessuno pronunciò mai a Merlino queste frasi perche tutti avevano rispetto (e quasi timore) dei suoi poteri soprannaturali.
Il mago Merlino
Fu così che un piccolo bambino, senza i freni che generalmente il mondo degli adulti impone, diventò il più grande dei maghi.
Tutti ma proprio tutti credevano in lui: credevano in qualunque cosa dicesse, così ciò che Merlino diceva, si avverava puntualmente non grazie al suo potere ma grazie all’assoluta convinzione di chi lo ascoltava.
Poco per volta anche Merlino inizio a credere fermamente in se stesso: qualunque cosa volesse fare o ottenere, il suo desiderio si realizzava immediatamente. Anche questo non accadeva per qualche fluido o potere paranormale di Merlino, tutto accadeva soltanto perché Merlino stesso non aveva alcun dubbio che le cose sarebbero andate in quel modo, si era convinto presto di essere il più grande dei maghi.
I re lo invitavano a corte per godere della sua saggezza e fruire dei suoi consigli. Le belle dame cercavano di sedurlo per ottenere un po’ della sua magia. I generali lo portavano sui campi di battaglia per terrorizzare gli avversari.
Merlino si accorse presto di non essere mai stato bambino: tutti da sempre lo volevano e quindi lo vedevano come mago. Mai come bambino, mai come uomo.
Tutto questo era un fardello pesante da portare. Appena poteva, Merlino correva a rifugiarsi nella sua foresta: una foresta immensa, spesso coperta da una fitta nebbia. Un luogo inaccessibile, l’ideale per trovare rifugio dalle aspettative di tutti. Si addentrava nella foresta e camminava senza sosta per allontanare da se i desideri dei re, delle dame e dei generali. Camminava veloce, ripetendo a se stesso: “Io non sono solo un mago - Io non sono solo un mago”.
“Ma cosa sono se non sono un mago?”
“Chi sono io?”
E vagava per giorni e giorni fino a dimenticare tutta quella folle storia di essere mago, fino a ritornare bambino, a giocare con gli animali del bosco, con le fate e i folletti. Tornava bambino, restava magico senza per questo sentirsi un mago.
Alla fine però doveva sempre tornare nella realtà: qualcuno lo mandava a cercare, a volte un re, a volte una dama o un generale. Doveva tornare e tutto quel mondo semplice e fatato sembrava sparire ma non perché non esistesse più, semplicemente perché nessuno tranne lui (e qualche piccolo bambino) era in grado di vederlo. Per i re, le dame e i generali, la magia era solo in Merlino; per Merlino la magia era ovunque.
Il mago in crisi
La sua fama cresceva di anno in anno e con la fama anche le aspettative sui suoi interventi magici. Arrivò così il giorno in cui il re gli chiese di distruggere l’intero esercito nemico. Merlino sapeva di poterlo fare facilmente ma sapeva anche che la magia non può mai essere usata per fare del male. Per questo cercò in tutti i modi di rifiutarsi ma dire di no a un re, non è facile, neppure per un grande mago.
Così Merlino, da solo, affrontò l’esercito nemico. Tentò di spaventarlo e di bloccargli la strada con tempeste, frane, alluvioni e terremoti. Usò con maestria il suo potente bastone magico ma l’esercito nemico non indietreggiava. Fu allora che mise troppa energia nell’incantesimo e un’enorme frana si staccò dalla montagna costringendo tutti i soldati avversari a gettarsi in mare per salvarsi la vita.
La battaglia era vinta, il re esultava di gioia ma Merlino sentiva di doversi fermare.
Ancora una volta cercò rifugio nella sua foresta. Camminò per giorni interrogandosi su come smettere di essere mago e tornare a essere solo un essere umano. Nella foresta era tutto più facile, nessuno si aspettava da lui che fosse un mago e lui, finalmente si sentiva libero. La soluzione però non poteva essere quella di vivere nella foresta: aveva voglia di vita normale, di compagnia, di amicizia, di amore. Già, l’amore.. aveva vissuto oltre 100 anni e aveva conosciuto dozzine di dame ben disposte nei suoi confronti ma solo perché interessate ai suoi poteri. Mai aveva potuto abbandonarsi all’amore perché nessuna donna si era dimostrata interessata a conoscerlo come persona prima che come mago.
La dama di Merlino
Si sentiva solo e tremendamente stanco. Si sedette su una roccia a fianco di una sorgente con l’intento di riposare e meditare un po’. Di lì a poco giunse una giovane donna con una brocca a raccogliere acqua dalla sorgente. Lo salutò come si saluta un anziano forestiero, non come si saluta il grande mago Merlino. Il suo saluto fu al tempo stesso staccato e cordiale, formale e affettuoso. Merlino capì che la giovane donna non lo conosceva (o almeno non lo aveva riconosciuto) e ne fu ben felice: per una volta poteva comportarsi come una persona normale.
Così fece: scambiò quattro parole di circostanza con la giovane la quale rispose con garbo e cortesia. Merlino si fece coraggio e continuò a parlare del più e del meno in maniera normale (come mille volte aveva sentito fare dalle persone comuni). I due chiacchierano così, in maniera normale, per circa un’ora. Merlino era al settimo cielo, era la prima conversazione “normale” in tutta la sua vita! Trovò addirittura il coraggio di invitare la giovane e tornare alla sorgente all’indomani. Ella in tutta risposta, allontanandosi, sorrise un: “chissà!”
Quella notte Merlino non chiuse occhio, moriva dalla voglia di rivedere la giovane donna e di riprendere quella normalissima conversazione. Di dormire proprio non ne sentiva il bisogno.
La dama tornò puntuale il giorno dopo e parlarono ancora per ore.. di argomenti normali, di cose umane, forse semplici ma tra una parola e un’altra, iniziarono a conoscersi un po’.
S’incontrarono per quattro pomeriggi consecutivi. Nessuno mai aveva ascoltato Merlino parlare di sé come persona, non come mago. Per la prima volta merlino si stava sentendo amato!
Per oltre cento anni era stato cercato, stimato, rispettato, temuto, invidiato, considerato, ammirato, forse anche venerato ma amato, mai.
Non si ama un mago (ma neppure un professore, un calciatore o un attore).. si può amare davvero soltanto una persona per quello che è profondamente.
Al quinto incontro, Merlino, guardandosi bene dal rivelarle la propria identità, le confessò che quei dialoghi erano per lui preziosi e che da tanto tempo (da oltre 100 anni avrebbe voluto dire) non si sentiva così bene. La dama, lusingata, propose di incontrarsi nel borgo dove viveva, ai margini della foresta, il giorno seguente. “Non verrò più qui alla sorgente se domani a mezzogiorno non sarai nella piazza del paese.. la mia casetta è proprio lì”. Merlino promise: “Ci sarò! A domani!”.
La decisione di Merlino
Rimasto di nuovo solo nella foresta valutò attentamente il da farsi: andare al paese significava certamente essere riconosciuto. La sua magia e il suo potere gli davano un aspetto inconfondibile da saggio senza età.
Avrebbe potuto facilmente trasformarsi, assumere una sembianza diversa.. ma la dama, come lo avrebbe riconosciuto? E poi, basta con la magia, proprio ora che qualcuno lo apprezzava come uomo. No, non avrebbe usato la magia, anzi era pronto per quella donna a rinunciare a tutti i suoi poteri magici. Ma certo, ecco la soluzione: se avesse rinunciato ai suoi poteri, anche il suo aspetto sarebbe mutato (non tanto da renderlo irriconoscibile per la dama ma a sufficienza per poter negare di essere il famoso mago se mai qualcuno avesse creduto di riconoscerlo).
Rinunciare ai propri poteri magici.. In tanti avrebbero fatto qualunque cosa per avere quei poteri e ora lui stava per rinunciarvi per una donna. No, non solo per una donna. Era una rinuncia che faceva prima di tutto per se stesso, per ritrovare la propria pace, la serenità, la leggerezza; per affrontare finalmente la grande sfida di essere solo un uomo!
Sì, la decisione era presa. Ed era una saggia decisione, degna di un grande mago. Quella notte avrebbe rinunciato al proprio potere e al ruolo di mago e l’indomani avrebbe intrapreso una vita nuova al villaggio, forse con la giovane dama, forse da solo.. Chi poteva saperlo? Il dubbio in fondo faceva parte della sfida di essere un semplice uomo. Sì un uomo, non più un mago. Nessuno più gli avrebbe chiesto profezie, magie o soluzioni. Che sollievo, che leggerezza!
Restava solo un ultimo dettaglio: dove avrebbe riposto i suoi poteri magici? Già, perché era perfettamente in grado, con un’ultima magia, di sfilarseli di dosso come fossero un mantello ma non di annientarli o eliminarli. Andavano quindi nascosti bene perché (lo aveva capito sulla sua pelle) si trattava di un dono estremamente pericoloso. Un dono che non doveva cadere nelle mani di un bambino o di una persona malvagia: il bambino avrebbe fatto del male a se stesso, il malvagio al mondo intero.
L’ultima notte di Merlino
Studiò tutta la notte la più grande delle sue magie: non esisteva niente di simile sui libri, dovette inventare dal nulla il rituale e la formula magica. Scrisse il rituale, lo provò un paio di volte, poi imparò a memoria la formula magica (una frase in latino antico che non posso ovviamente pronunciare).
Alle quattro di mattina, tutto era pronto. Prima che il sole sorgesse, si recò presso una grande quercia che sorgeva nella zona nord ovest della foresta. Era questa pianta secolare che avrebbe custodito i suoi poteri magici.
Si sedette tra le radici dell’albero, appoggiò la schiena al solido tronco, si concentrò a fondo. Poi piantò con forza il suo bastone magico nel terreno, tra le sue gambe incrociate e gridò a gran voce:
“Io, il grande mago Merlino, oggi rinuncio a tutti i poteri magici che gli altri da sempre mi hanno attribuito. Passo ogni goccia di questo potere alla quercia sulla quale ora appoggio. Essa diverrà un albero magico e conterrà la magia di Merlino finché il più puro dei cavalieri, compiuti i quarant’anni, sarà in grado di liberarla. Quanto a me, da oggi sarò una semplice persona, capace come tutti di fare le proprie magie quotidiane in virtù delle proprie forze e non delle altrui proiezioni ed aspettative”.
Poi, con voce ancora più alta, pronunciò la formula magica (segreta). In quell’attimo, come colpito da un fulmine, l’albero tremò ma anziché bruciare, fu ricoperto all’istante da uno strato uniforme di muschio verde, soffice e splendente.
Merlino un po’ provato dallo sforzo, si alzò lentamente sentendo per la prima volta qualche dolorino alle ossa. “Sarà l’età” pensò. Si sgranchì le gambe e, leggero come non mai, si mise in cammino verso il villaggio.
E poi?
Da quella notte sono passati oltre 600 anni. Merlino ha vissuto, ha amato, ha sofferto, ha gioito come un essere umano più e più volte. La quercia è cresciuta magica e maestosa. Quasi nessuno sa dove si trovi, nel folto della foresta. Il potere di Merlino è ancora nel tronco perché fino ad oggi “il più puro dei cavalieri” non è stato in grado di recuperarlo.
Come faccio a sapere tutto questo?
Perché ho fatto un viaggio di duemila chilometri per cercare la quercia di Merlino nel folto della foresta e l’ho trovata.. ma avevo solo trentanove anni.
Questa comunque è un’altra storia.
Buona notte.
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25 aprile 2011
26 marzo 2010
Perchè vi porto a camminare di notte nel bosco
“Una marcia nel cuore della notte, sotto la luce della luna, nel bosco o nella campagna, lascia una traccia nella memoria che non si cancella tanto facilmente. Sotto le stelle e nell’oscurità l’uomo ritrova il suo stato di creatura proiettata in un universo infinito e
palpitante, s’interroga sulla propria esistenza...
palpitante, s’interroga sulla propria esistenza...
La notte pone l’uomo di fronte alle due facce del sacro: la meraviglia e lo spavento, due modi diversi di essere strappati al mondo delle percezioni ordinarie con qualcosa che va al di là di sé.
Se la notte è un universo di emozioni benevole per alcuni, per altri è un regno di pericoli, una zona senza punti di riferimento che suscita l’orrore del vacillare progressivo di ogni familiarità. La notte urbana non ha questi bagliori, non riveste alcuna dimensione metafisica, a causa del rumore persistente delle auto che cancella ogni traccia di mistero, dell’orizzonte limitato dalle case, e soprattutto della luce diffusa, il cui scopo è appunto quello di neutralizzare la paura”.
Le Breton
30 gennaio 2010
Il mio cammino
Penso alle vecchie strade..
Quelle aperte da contadini, cacciatori e commercianti
con i loro sandali di cuoio, i loro muli o i loro cavalli.
Quelle strade percorrono il fondovalle
aggirano gli ostacoli della natura rispettandone il respiro.
Quelle strade hanno la terra calcata dai passi
hanno un'anima scolpita dalla fatica
hanno un cuore intriso della meta di chi le ha percorse.
A quelle strade gli alberi fanno corona
prati, corsi d'acqua, montagne e boschi sembrano giocare con loro
in un armonia nata dall'equilibrio di forze.
Le vedo nascere come erba di un prato piegata da un primo passaggio (lento e incerto)
le vedo crescere come sentieri battuti con maggior insistenza
le vedo evolvere in mulattiere e poi in strade bianche
senza perdere un soffio della loro ostinata armonia,
senza deviare il primo tracciato.
Queste sono le strade che vorrei percorrere nella mia vita
non quelle asfaltare, non quelle sospese su cavalcavia o scavate nella roccia
non cerco la via più breve ne la più veloce
non voglio pagare un pedaggio per risparmiare manciate di minuti.
Cerco il cammino
che abbia ancora un cuore.
Quelle aperte da contadini, cacciatori e commercianti
con i loro sandali di cuoio, i loro muli o i loro cavalli.
Quelle strade percorrono il fondovalle
aggirano gli ostacoli della natura rispettandone il respiro.
Quelle strade hanno la terra calcata dai passi
hanno un'anima scolpita dalla fatica
hanno un cuore intriso della meta di chi le ha percorse.
A quelle strade gli alberi fanno corona
prati, corsi d'acqua, montagne e boschi sembrano giocare con loro
in un armonia nata dall'equilibrio di forze.
Le vedo nascere come erba di un prato piegata da un primo passaggio (lento e incerto)
le vedo crescere come sentieri battuti con maggior insistenza
le vedo evolvere in mulattiere e poi in strade bianche
senza perdere un soffio della loro ostinata armonia,
senza deviare il primo tracciato.
Queste sono le strade che vorrei percorrere nella mia vita
non quelle asfaltare, non quelle sospese su cavalcavia o scavate nella roccia
non cerco la via più breve ne la più veloce
non voglio pagare un pedaggio per risparmiare manciate di minuti.
Cerco il cammino
che abbia ancora un cuore.
8 luglio 2007
Frontiere di bosco
Ricordo, era così anche per me… Conoscevamo solo la fascia di bosco lungo il ciglio della strada.
Quella sottile fetta di selvaggio, resistente e contaminato al tempo stesso. Selvaggio abbastanza da sembrare foresta, se osservato spalle alla strada. Civilizzato a sufficienza da permetterti di raggiungerla al volo con uno sguardo quella strada di solido asfalto.
Oggi ricordo quel bosco, attaccato alle sbarre, prigioniero di quell’infinito ciglio di strada. Quel bosco, separato da se stesso da una violenta lama di asfalto. Quel bosco, mèta - oggi come nella mia infanzia - di fugaci pic-nic e avventurose battute ai funghi. Quel bosco vissuto dai piccoli uomini, dalle loro stoviglie, dalle loro scarpette di cuoio e dalle grosse gomme dei loro fuoristrada urbani.
Oggi osservo quel bosco, quasi pudico per lo sporco che ne attanaglia le radici. Oggi mi offende quello sporco di chi sosta, senza mai fermarsi, senza mai guardare, senza saper sentire… pronto a riprendere in fretta il suo viaggio insignificante che lo riporterà… sul suo divano, davanti alla sua televisione.
Oggi conosco l’altro bosco, quello oltre la frontiera, quello capace di scacciare ogni insulto di uomo, quello che da preda si fa cacciatore di chi non lo rispetta nel profondo e nella notte, quello che vive da sempre e per sempre, con o senza di me, con o senza di te.
Due tipi di bosco, due schemi di gioco, due specchi per me stesso.
Quella sottile fetta di selvaggio, resistente e contaminato al tempo stesso. Selvaggio abbastanza da sembrare foresta, se osservato spalle alla strada. Civilizzato a sufficienza da permetterti di raggiungerla al volo con uno sguardo quella strada di solido asfalto.
Oggi ricordo quel bosco, attaccato alle sbarre, prigioniero di quell’infinito ciglio di strada. Quel bosco, separato da se stesso da una violenta lama di asfalto. Quel bosco, mèta - oggi come nella mia infanzia - di fugaci pic-nic e avventurose battute ai funghi. Quel bosco vissuto dai piccoli uomini, dalle loro stoviglie, dalle loro scarpette di cuoio e dalle grosse gomme dei loro fuoristrada urbani.
Oggi osservo quel bosco, quasi pudico per lo sporco che ne attanaglia le radici. Oggi mi offende quello sporco di chi sosta, senza mai fermarsi, senza mai guardare, senza saper sentire… pronto a riprendere in fretta il suo viaggio insignificante che lo riporterà… sul suo divano, davanti alla sua televisione.
Oggi conosco l’altro bosco, quello oltre la frontiera, quello capace di scacciare ogni insulto di uomo, quello che da preda si fa cacciatore di chi non lo rispetta nel profondo e nella notte, quello che vive da sempre e per sempre, con o senza di me, con o senza di te.
Due tipi di bosco, due schemi di gioco, due specchi per me stesso.
17 maggio 2005
Poesie - Impronte
Quando poi esco dal bosco
ho l'anima segnata
da immagini, sensazioni,
suoni e odori
alcune tracce
si dissolveranno poco per volta
altre, più profonde
resteranno più a lungo

Quando poi esco dal bosco
mi sforzo affinchè
non resti alcun segno
del mio passaggio
nè sulla terra,
nè tra le piante.
Nessuna traccia,
nessuna impronta
Perchè è la madre
che deve segnare il figlio
il figlio invece
non deve lasciare tracce sulla madre
ho l'anima segnata
da immagini, sensazioni,
suoni e odori
alcune tracce
si dissolveranno poco per volta
altre, più profonde
resteranno più a lungo

Quando poi esco dal bosco
mi sforzo affinchè
non resti alcun segno
del mio passaggio
nè sulla terra,
nè tra le piante.
Nessuna traccia,
nessuna impronta
Perchè è la madre
che deve segnare il figlio
il figlio invece
non deve lasciare tracce sulla madre
15 gennaio 2005
Vagheggiamenti - La seconda porta…
Il silenzio è la seconda porta
è il silenzio di un bosco di notte
è lì che la trovo…
Anima pigra da sempre uguale a se stessa
da sempre illusa e da sempre delusa
accartocciata nella sua ultima
struggente emozione
eppure illuminata
da quell’incrollabile, sognante illusione
Anima fremente, insoddisfatta e anelante
anima ferita e annoiata
ma anima statica, lenta. Immobile
Siedo e la osservo senza parlare
(ché tanto già le ho detto tutto
così come lei tutto già ha vissuto)
L’io di oggi
osserva
l’io di ieri
e nel silenzio
gli chiede aiuto
per essere finalmente
l’io di oggi.
L’io di oggi
abbraccia
l’io di ieri
e nel silenzio
inizia lentamente
a cancellarlo
fino a restare
disperatamente
solo
ed ecco la terza porta
quella del freddo
è il silenzio di un bosco di notte
è lì che la trovo…
Anima pigra da sempre uguale a se stessa
da sempre illusa e da sempre delusa
accartocciata nella sua ultima
struggente emozione
eppure illuminata
da quell’incrollabile, sognante illusione
Anima fremente, insoddisfatta e anelante
anima ferita e annoiata
ma anima statica, lenta. Immobile
Siedo e la osservo senza parlare
(ché tanto già le ho detto tutto
così come lei tutto già ha vissuto)
L’io di oggi
osserva
l’io di ieri
e nel silenzio
gli chiede aiuto
per essere finalmente
l’io di oggi.
L’io di oggi
abbraccia
l’io di ieri
e nel silenzio
inizia lentamente
a cancellarlo
fino a restare
disperatamente
solo
ed ecco la terza porta
quella del freddo
13 dicembre 2004
Poesie - Bambini
Vi condurrò nella foresta
vi farò entrare nel silenzio
resteremo lì anche dopo il tramonto
quando i rumori si faranno terrificanti
e le ombre minacciose
aspetteremo insieme il mattino
E poi ancora e ancora
finché nessuno di voi avrà più paura
E allora sarete diventati
più grandi dei grandi
perché saprete restare fermi
anche quando tutto sembra
troppo minaccioso
perché avrete compreso
che nessuna paura
vive fuori di voi
vi farò entrare nel silenzio
resteremo lì anche dopo il tramonto
quando i rumori si faranno terrificanti
e le ombre minacciose
aspetteremo insieme il mattino
E poi ancora e ancora
finché nessuno di voi avrà più paura
E allora sarete diventati
più grandi dei grandi
perché saprete restare fermi
anche quando tutto sembra
troppo minaccioso
perché avrete compreso
che nessuna paura
vive fuori di voi
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