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1 novembre 2010

Una favola - Uomini e nuvole

Stasera vedo solo nuvole…
e mi sento piccolo
e in balia degli eventi...


Pensi che il problema siano le nuvole?
Ma non farmi ridere… quelle ci sono da sempre
sono l’ombrello della terra durante le giornate di sole
e la sua calda coperta nelle notti invernali

No, non è colpa delle nuvole
se questa notte non vedi le stelle
e non sarà colpa loro se domani non vedrai il sole.

Vuoi sapere come stanno davvero le cose?
…Bene, te lo racconto io.


…Un tempo gli uomini non erano piccoli e tondi
come sei tu oggi.
Erano veri giganti… magri, atletici e alti.
Più alti delle nuvole!

Qualunque uomo adulto sorpassava
con tutte le spalle il confine superiore delle nuvole.

Da quell’altezza vedevano ogni giorno il sole
e la notte la loro testa era immersa nelle stelle.

Erano ottimisti e sognatori.

Solo i bambini non essendo alti abbastanza
erano vittima della presenza delle nuvole.

Così il ruolo dei grandi era proprio quello
di parlare ai bambini del sole e delle stelle
quando essi, oppressi da un cielo nuvoloso,
rischiavano di dimenticare quelle meraviglie.



A quei tempi, gli adulti erano i portatori
dell’ottimismo, della fede e del coraggio.

…Capitava ovviamente,
camminando con la testa oltre le nuvole,
a volte di inciampare…



Inciampa oggi, inciampa domani…
alcuni iniziarono a predicare che fosse più prudente
camminare muovendosi al di sotto delle nuvole.



E ben presto divenne abitudine comune.
Quella piccola paura di inciampare portò gli uomini
a camminare ricurvi e, ciò che è peggio,
a perdere il contatto con il sole e le stelle.

I loro corpi si affaticarono e si indebolirono…
tanto da iniziare a temere la pioggia.



Fu così che iniziarono a ripararsi nelle grotte
dapprima durante la notte,
poi via via sempre più spesso.

Quella piccola paura di bagnarsi portò gli uomini
a rinchiudersi in luoghi angusti e bui
e ad allontanarsi ancora di più dal sole e dalle stelle.



I loro corpi si atrofizzarono e si indebolirono ulteriormente…
essi si sentivano fragili, insicuri, intimoriti.

Un giorno una piccola scossa di terremoto
fece franare qualche sassolino
dai soffitti delle grotte.

Da allora essi iniziarono
a sorreggere il tetto dei loro rifugi
come se dovesse crollare
da un momento all’altro…



Quella piccola paura di un terremoto
portò gli uomini all’immobilità
e ad una vita di fatica e paura.

Con l’andare del tempo, i loro corpi si logorarono ulteriormente…

Le loro gambe e le braccia si accorciarono
e poco per volta essi assunsero la forma tozza
che hanno attualmente.



Ora capisci perché sorrido
vedendoti terrorizzato, stanco e sudato
intento a sorreggere con tutte le tue forze
il tetto del tuo inutile rifugio?

Ora capisci perché sorrido
quando mi dici che se non vedi il sole
è tutta colpa delle nuvole?

Esci di lì!

7 dicembre 2004

Pensieri - Essere Uomo

Quanta forza occorre
in queste braccia
per abbracciare ogni giornata

Quanta fatica
in questi occhi
per continuare a fissare il sole

Quanta paura
in questo stomaco
per sentirsi uomo tutti i giorni

Quanti dubbi
in questa testa
per scegliere incrollabilmente la propria verità

Quanto freddo...



Ma quanta vita qui giù…
quanta avventura
quanta strada

costantemente in bilico
tra il terrore
di essere uomo
e la meraviglia
di essere uomo

1 novembre 2004

Pensieri - Solitudine darwiniana

Non appartengo a questo mondo.. non più a questa visione. Ne ho scelte di nuove, più sofisticate.. solitarie.
Così mi illudo di essere diverso.. così ricamo i merletto della solitudine tutto intorno ai margini della mia vita.




Non è successo oggi e neppure ieri.. sono figlio di una sequenza ininterrotta di scelte di pensieri e pensieri non scelti. Ho subito una sorta di evoluzione darwiniana al contrario che passo passo mi ha privato di tutti gli attributi e le caratteristiche utili a vivere efficacemente in questo mondo.
Spinta autodistruttiva o visione prospettica e profetica di un mondo diverso, complementare a questo?
Se esistesse un mondo così, nel quale le ombre fossero luce e le luci fossero ombre.. in questo mondo io sarei a mio agio. In esso mi muoverei come voi vi muovete in questo.

28 ottobre 2004

Poesie - Guardandoli vivere

Per loro sembra essere più facile
sanno proclamare la propria esistenza
con gesti, passioni o semplici apparenze

e in questo trovano
ciò che io ancora cerco

se solo sapessi farlo anche io:
“io vivo perché faccio…
“io vivo perché indosso…
“io vivo perché possiedo…”

oppure anche:
“io vivo perché credo…
“io vivo perché lotto…
“io vivo perché appartengo…”

Ma non è così, per me non funziona.
Io vivo solo quando sono.

E l’essere è il concetto
più sfuggente e mutevole

Forse per questo io vivo
solamente a tratti

Forse per questo io vivo
tra le contraddizioni

Forse per questo a tratti
mi accorgo di non vivere

Ma ho scelto
di vivere solamente quando sono
per rispetto della vita
per amore di me stesso
e per essere immortale

Poesie 3 - Il Viaggio

Così, studiai da alpinista
e volli sfidare la gelida montagna
Alpinista improvvisato!

Non raggiunsi mai la vetta.
Ma conobbi il freddo, quello sì
e gli stenti del cammino.

Alpinista improvvisato
intrapresi il viaggio
senza viveri e senza vestiti.

Lungo il cammino cacciai bestie fantastiche
e mi nutrii
della loro carne

E con le pelli
tentai di proteggermi
dal freddo

Ma la fame mi logorava da dentro
e il gelo mi graffiava da fuori.

Compagni pochi
compagni nessuno.

E mai sosta,
mai riposo,
mai qualche ora di tregua.

Fatica, solo fatica
Luoghi già visti
ostacoli già superati
si riproponevano all’infinito

Giravo in tondo
in tondo

Scalavo sempre nuove montagne
per ritrovarmi ogni volta
nella stessa insulsa e odiata valle

Confondere me stesso con il gelo che attraversavo
identificare me stesso con la fame che mi divorava

e non potermi fermare
mai.
Neppure dinanzi all’amore
mai.