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21 maggio 2010

LE COSTELLAZIONI AZIENDALI di B. Hellinger

Quello delle Costellazioni Aziendali è uno degli approcci di consulenza che maggiormente mi affascina.

Il metodo nasce dalle teorie di Bert Hellinger, psicologo tedesco e studioso di teologia e pedagogia: egli affermava che la vita di ognuno di noi è condizionata da campi energetici che non sono strettamente legati all’immediata esperienza personale. In estrema sintesi e rischiando certamente di semplificare troppo: un problema emotivo o psicologico può essere connesso a ‘grovigli’ energetici legati al sistema-famiglia e ad eventi passati che lo hanno coinvolto. Da questa visione, Hellingher ha sviluppato una metodologia operativa estremamente efficace per agire sulle “costellazioni familiari” rimettendo in circolo l’energia “aggrovigliata” (se mi sentisse Hellingher!).

Ogni azienda è, a modo suo, una famiglia.. inoltre, in ogni azienda i vissuti familiari di titolari e dipendenti portano strascichi non sempre evidenti ma con profondi effetti sulle dinamiche relazionali interne e esterne. Da qui l’opportunità di applicare la metodoligia delle costellazioni familiari anche alle aziende.
Nella loro applicazione aziendale, le costellazioni:
- aiutano far emergere le dinamiche nascoste/ inconsce di relazione profonda, che generano conflitti e resistenze nelle organizzazioni e nei team
- possono aiutare a preparare decisioni strategiche e a gestire i processi di cambiamento organizzativo

- attivano le risorse interiori per giungere alla soluzione del problema

Non è possibile spiegare il meccanismo ne convincere a parole dell’efficacia. Occorre sperimentare direttamente!



Si procede attraverso una messa in scena della situazione critica riprodotta attraverso rappresentanti degli attori coinvolti. La creazione e lo sviluppo della rappresentazione avviene in modo istintuale. Questa ”rappresentazione”, guidata da una forma di energia che va oltre la consapevolezza e la comprensione dei singoli, arriva ad evidenziare le dinamiche inconsce che causano sofferenza in molti aspetti della vita di ciascuno: nelle relazioni affettive, nelle relazioni in ambito professionale, nel rapporto con il denaro.

Alla fine del processo, il Cliente ottiene una nuova immagine sistemica che lo porterà ad una più ampia consapevolezza delle relazioni ed energie esistenti tra i componenti del sistema rappresentato e dei partecipanti al gruppo coinvolto. Da questa nuova consapevolezza, inizierà una trasformazione che, con un lento e radicale processo interiore, genererà una nuova prospettiva e, di conseguenza, il cambiamento, anche esterno, della situazione problematica.

Rimando chi volesse approfondire il tema al sito del caro amico Alberto Cappellari.

7 aprile 2010

Leadership ed Energia

Che legame c'è tra leadership ed energia?
E' possibile essere leader se non si è in grado di gestire correttamente l'energia propria e del team?
Cosa si intende per "gestire correttamente"?

7 novembre 2009

Energia ed emozioni

“Semina un pensiero e raccoglierai un’azione. Semina un’azione  e raccoglierai un’abitudine. Semina un’abitudine e raccoglierai un carattere. Semina un carattere e raccoglierai un destino.” C.Reade

La stragrande maggioranza delle emozioni e delle attività che assorbono giornalmente la nostra energia, sono ispirate, incoraggiate e sostenute dal nostro pensiero/dialogo interiore.
Parliamo di emozioni parassita o paralizzanti ogniqualvolta le emozioni che sperimentiamo non nascano immediatamente dal contatto con la realtà ma da una nostra chiave di lettura (fornitaci dal nostro dialogo interiore) della realtà stessa.
Sono emozioni parassite tutte quelle che ci spingono all’immobilismo, come per esempio: i sensi di colpa, la depressione, il vittimismo, la gelosia, l’invidia, il risentimento ecc. Se riflettiamo per un attimo: non è possibile provare alcuna di queste emozioni se non ascoltiamo prima (e per un certo tempo) il nostro dialogo interiore.
Completamente differenti sono le emozioni “dirette” che nascono come reazione naturale e diretta alla realtà che percepiamo. Emozioni di questo tipo sono la gioia, il dolore, l’amore, la paura e la rabbia (queste ultime due, solo se immediatamente ingenerate da una situazione di reale pericolo e non frutto di elucubrazioni interiori).
Energeticamente parlando le emozioni parassite ci logorano, impegnano enormi quantitativi di energia senza creare per essa un canale di espressione. Le emozioni parassita sono delle spie, degli allerta che ci parlano di un nostro stato interire sul quale va portata l’attenzione. Non hanno quindi un risvolto negativo in assoluto ma lo acquisiscono quando il loro messaggio non viene recepito ed elaborato correttamente.
Le emozioni dirette viceversa, tendono a fare fruire in maniera naturale l’energia (sempre che concediamo a noi stessi la libertà di esprimerle) e ci spingono immediatamente all’azione.

5 accordi per minimizzare le emozioni parassita

Giacché le emozioni parassita nascono dal nostro pensiero (dialogo interiore), possiamo limitarne le frequenza andando a modificare i presupposti (accordi, noosfera) sui quali il pensiero stesso si struttura.
Ecco 5 semplici accordi capaci di ridurre drasticamente l’insorgere in noi di emozioni parassita, dandoci così una maggiore disponibilità energetica e una miglio efficacia personale.

Sii impeccabile con la parola: la parola è energia. Parla con trasparenza e integrità. Dì solo quello che realmente pensi e che è utile al raggiungimento degli obiettivi comuni. Non usare (neppure mentalmente) le parole contro di te stesso o contro gli altri. Usa il potere della tua parola al servizio della verità, della trasparenza e degli obiettivi comuni.

Non prendere nulla in modo personale:  niente di ciò che gli altri fanno è rivolto direttamente a te. Tutto ciò che fanno è una proiezione della loro propria realtà. Mettendoti nei panni dell’altro (senza giudizio) diventi immune alle opinioni e alle azioni altrui. Ottimizza in questo modo l’utilizzo della tua energia riducendo attriti e conflitti.

Non dare nulla per scontato (conosciuto, assodato): trova il coraggio di fare domande e di esprimere ciò che davvero desideri (realizzare, avere, comunicare). Comunica con gli altri con la massima chiarezza per evitare incomprensioni, attriti, barriere e conflitti.

Fai sempre del tuo meglio: il tuo meglio cambia di momento in momento, di situazione in situazione. In qualunque circostanza fai semplicemente del tuo meglio, esprimi la tua eccellenza. In questo modo rinunci a giudicarti, a farti violenza e parallelamente chiudi la porta ad eventuali rimpianti o sensi di colpa.

Concentrati sul presente: la vita esiste solo nel momento presente! Solo nel presente puoi decidere e agire. Agisci tempestivamente, tieni presenti obiettivi e traguardi futuri, ma affronta ogni sfida focalizzandoti sul presente. Non continuare a guardare persone e situazioni come le hai viste ieri. Non restare attaccato a soluzioni e metodi obsoleti solo perché hanno funzionato ieri. Usa il futuro come bussola ma concentra le tue energie nel presente.

Bibliografia

Don Miguel Ruiz, “I quattro accordi”
www.esperio.it

20 aprile 2007

Il Cerchio e il Fuoco

Quanta umanità ho incontrato oggi, quanta emozione!
Persone... persone...
Persone che soffrono perché non si sentono in condizioni di dare il meglio di sé.
Persone arrabbiate perché non vedono riconosciuto tutto ciò che si sforzano di dare.
Persone che si accorgono con sofferenza che ciò che viene loro richiesto è più di quanto si sentono di dare.
Persone che piangono.
Persone che urlano.
Persone che mollano.

Cosa ci fa un ingegnere in mezzo a tutto questo? Come possono, un'organizzazione o una procedura o una regola, per quanto perfette, efficaci e ben progettate... come possono aiutare queste persone?
Lo so, lo sento, l'ho imparato, non è di briglie che hanno bisogno queste persone!

Queste persone appartengono alla Tribù Senza Falò.

Una tribù nella quale mancano gli anziani, lo sciamano, i guerrieri e il grande capo. Una tribù nella quale le persone non si toccano, non si sorridono, non si abbracciano. Eppure vivono ogni giorno gomito a gomito condividendo l'aria, lo spazio, gli obiettivi e le difficoltà.

Il rito serale del falò è andato perduto… dimenticato. E ora nessuno ha più quello spazio sacro nel quale raccontare il proprio vissuto giornaliero ai compagni, seduti in cerchio attorno al fuoco.
Hanno lasciato spegnere il fuoco.
Il cerchio della tribù sembra rotto per sempre.

In questa tribù non serve un ingegnere e non serve un consulente.
Servirebbe il fuoco o qualcuno in grado di riaccenderlo!
Servirebbe il cerchio o qualcuno in grado di ricostruirlo!

Ma per riaccendere il fuoco occorre bruciare l'emozione, e per ricostruire il cerchio, occorre essere disposti al contatto, all'abbraccio.

Eccomi.

Questa è la mia emozione, specchiati in me, bruciamo insieme tutta questa energia. Aiutami ti prego a tenere vivo questo fuoco.
Ecco, questo e quello che farò, terrò viva la fiamma dovessi bruciare ogni angolo di me.

Eccomi.

Questa è la mia mano, questo è il mio abbraccio, ricevo il tuo contatto e lo porto a chi non sei ancora pronto ad abbracciare. E anche a lui chiederò una mano, un abbraccio, per poi tornare qui e portarlo a te.
Ecco, questo è quello che farò, avanti e indietro tra te e lui, tra un ufficio all'altro, all'infinito fino a ricucire pezzo per pezzo l'intero cerchio.

Perché ora so ciò di cui avete bisogno.

27 novembre 2004

Racconti - Un consulente alla corte di Cheope

Il Faraone Cheope aveva deciso di strabiliare il mondo, facendosi costruire la tomba più mastodontica che mai potesse essere realizzata: una piramide in granito alta 146 metri e con lati di base di 230 metri.

Aveva radunato le migliori menti del tempo per la progettazione e lo studio di fattibilità. Come project manager era stato designato il più promettente degli ingegneri di corte.

Furono impiegati oltre 100.000 schiavi che lavoravano su più turni in maniera incessante, giorno e notte.

Dopo due anni di lavori, il giovane ingegnere si rese conto che qualcosa non andava: il cantiere Est procedeva troppo in fretta rispetto agli altri tre e questo avrebbe creato gravi scompensi nella gestione sincronica del progetto.
Astutamente inoltre, vide nella situazione una opportunità: se avesse individuato il segreto dell’efficienza del cantiere Est e se fosse stato in grado di trasmetterlo agli altri cantieri, avrebbe certamente chiuso il progetto con qualche anno di anticipo rispetto alle previsioni.

Fu così contattato un Consulente esterno che iniziò immediatamente a girovagare per i quattro cantieri in cerca di indizi: le pietre erano le stesse, ogni cantiere disponeva dello stesso numero di schiavi, tutti utilizzavano le stesse tecniche e gli stessi strumenti… eppure la maggior efficienza del cantiere Est era palese.

Il Consulente prese allora ad intervistare gli schiavi, uno per ogni cantiere. La domanda era semplicemente:
“Cosa stai facendo, buon uomo?”

Nel cantiere Nord si sentì dire:
“-Buon Uomo-? …e ti sembra un lavoro da uomini questo? 12 ore al giorno a 42° rompendo e spingendo inutili pietroni per un pezzo di pane? …Vai a dire -Buon Uomo- a tuo nonno!”

Nel cantiere Ovest ottenne la risposta:
“Sto spaccando le pietre, non vedi? Potresti aiutarmi invece di farmi perdere tempo!”

Nel cantiere Sud la risposta fu:
“Ci mancava solo il consulente! Secondo te, cosa sto facendo? Ma la laurea, a cosa ti serve?”

Per l’ultima volta, con la coda tra le gambe, il consulente pose la solita domanda ad uno schivo del cantiere Est:
“Cosa stai facendo, buon uomo?”
La risposta fu:
“Cosa STIAMO facendo, vorrai dire! Stiamo costruendo il più grande monumento della storia, un’opera che anche tra 10.000 anni susciterà meraviglia e ammirazione!”