(immagine rubata a Stefania Toffolon.. non me ne voglia)
Essere impeccabili guerrieri significa avere una méta e un profondo amore per il cammino.
Essere impeccabili guerrieri significa camminare con infinito rispetto per i compagni di viaggio, per se stessi e per ogni singolo passo.
Essere impeccabili guerrieri però significa anche commettere errori lungo la via, sbagliare direzione qualche volta, dimenticare di ascoltare un compagno di viaggio o di condividere con lui i dettagli della tabella di marcia.
Essere impeccabili guerrieri è abbracciare in toto la propria umanità, le proprie insicurezze, i propri errori, i propri passi falsi.. E’ accettare tutto questo, prenderne atto e deporne il peso immediatamente ai margini del sentiero, senza portarlo sulle spalle o riversarsarlo su quelle dei compagni di viaggio.
Essere impeccabili guerrieri è camminare a testa alta ma è anche fermarsi a riposare o ad aspettare chi è stanco.
Essere impeccabili guerrieri in fondo, è capire lungo il cammino che non c’è nessuna mèta, nessun ostacolo, nessun bisogno di faticare.. E’ comprendere che il paesaggio nel quale ci muoviamo è la proiezione di ciò che portiamo nella nostra mente.
Allora il guerriero comprende di essere uno srotolatore di paesaggi.
Allora sorride di sé e della propria battaglia.
Allora si siede, depone le armi e si guarda intorno con ritrovata meraviglia.
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30 gennaio 2011
2 agosto 2007
Citazione
"Il pellegrinaggio ha senso se fatto a piedi;
è un avvicinamento lento, è un tempo:
non solo il raggiungimento della meta.
Il pellegrinaggio ha a che fare con la solitudine,
è perdersi per ritrovarsi".
Erri De Luca
è un avvicinamento lento, è un tempo:
non solo il raggiungimento della meta.
Il pellegrinaggio ha a che fare con la solitudine,
è perdersi per ritrovarsi".
Erri De Luca
26 aprile 2007
Preferisco una domanda ad una risposta
"perchè una risposta è un tratto di strada che ti sei già lasciato alle spalle, solo una domanda può puntare oltre”.
Gaarder Jostein
Gaarder Jostein
15 marzo 2007
Anima nomade
Le tende del mio accampamento
sono scosse da forze invisibili
Forse sono raffiche di vita battente
forse soltanto il fremito della mia anima nomade
Credo sia giunto il momento
di spostare di nuovo l’accampamento.
sono scosse da forze invisibili
Forse sono raffiche di vita battente
forse soltanto il fremito della mia anima nomade
Credo sia giunto il momento
di spostare di nuovo l’accampamento.
19 febbraio 2007
Perchè l'amaca...
Rieccomi sospeso su un’amaca immaginaria tra la voglia di perdermi e il bisogno di ritrovarmi…
Perdermi, in un bosco, nella nebbia, nei ricordi, nelle sensazioni…
Avrei voglia di farlo, anche solo per un giorno ancora!
Ritrovarmi invece è un bisogno, un’esigenza:
ritrovarmi con i piedi per terra, con tutto il pragmatismo di cui dispongo,
con la assoluta determinazione ad essere efficace,
a lavorare, a portare i risultati.
Perché è per questo che vengo pagato.
Allora perdermi o ritrovarmi?
A ben pensare è una domanda mal posta, perché in ciascun successo è nascosto il fallimento dell’obiettivo opposto…
E io ho due obiettivi opposti, solidi e robusti: perdermi per ritrovarmi e ritrovarmi per non perdermi. Due obiettivi solidi e robusti come alberi secolari.
Ecco perché amo le amache perché non mi obbligano a scegliere tra un albero e l’altro,
ma mi invitano a cullarmi nella sospensione tra i due…
Perdermi, in un bosco, nella nebbia, nei ricordi, nelle sensazioni…
Avrei voglia di farlo, anche solo per un giorno ancora!
Ritrovarmi invece è un bisogno, un’esigenza:
ritrovarmi con i piedi per terra, con tutto il pragmatismo di cui dispongo,
con la assoluta determinazione ad essere efficace,
a lavorare, a portare i risultati.
Perché è per questo che vengo pagato.
Allora perdermi o ritrovarmi?
A ben pensare è una domanda mal posta, perché in ciascun successo è nascosto il fallimento dell’obiettivo opposto…
E io ho due obiettivi opposti, solidi e robusti: perdermi per ritrovarmi e ritrovarmi per non perdermi. Due obiettivi solidi e robusti come alberi secolari.
Ecco perché amo le amache perché non mi obbligano a scegliere tra un albero e l’altro,
ma mi invitano a cullarmi nella sospensione tra i due…
2 febbraio 2007
La mia storia di assassino seriale
Per primo uccisi il mio corpo
decidendo non so perché
di non rimettere a posto
questa spalla lussata.
Poi uccisi la morte,
quando, travestita da schianto,
prese con se
la persona che amavo.
Subito corsi in chiesa distrutto
cercando aiuto nel prete,
ma quando mi accorsi
che blaterava a vuoto, uccisi pure lui.
E prima di uscire per sempre
da quella inutile chiesa,
uccisi anche quel piccolo dio
già sanguinante appeso a una croce
I miei non capirono,
fui costretto a farlo,
per quanto li amassi,
li dovetti uccidere.
Si trattò poi di legittima difesa
quando uccisi il sogno dell’amore eterno,
appena un attimo prima
che lui facesse lo stesso con me.
______________________
Era da un po’ che non mi succedeva
ma oggi è accaduto di nuovo, ho ucciso.
Oggi finalmente ho trovato il coraggio
ed ho ucciso la mia eterna ipocrisia.
Ora non ti stupire
se mi copro di nebbia
sono un assassino seriale
che bracca la sua prossima vittima
e sono la prossima vittima
braccata dall’assassino seriale.
decidendo non so perché
di non rimettere a posto
questa spalla lussata.
Poi uccisi la morte,
quando, travestita da schianto,
prese con se
la persona che amavo.
Subito corsi in chiesa distrutto
cercando aiuto nel prete,
ma quando mi accorsi
che blaterava a vuoto, uccisi pure lui.
E prima di uscire per sempre
da quella inutile chiesa,
uccisi anche quel piccolo dio
già sanguinante appeso a una croce
I miei non capirono,
fui costretto a farlo,
per quanto li amassi,
li dovetti uccidere.
Si trattò poi di legittima difesa
quando uccisi il sogno dell’amore eterno,
appena un attimo prima
che lui facesse lo stesso con me.
______________________
Era da un po’ che non mi succedeva
ma oggi è accaduto di nuovo, ho ucciso.
Oggi finalmente ho trovato il coraggio
ed ho ucciso la mia eterna ipocrisia.
Ora non ti stupire
se mi copro di nebbia
sono un assassino seriale
che bracca la sua prossima vittima
e sono la prossima vittima
braccata dall’assassino seriale.
7 dicembre 2004
Poesie - Impeccabile
Ho parlato, scritto, disegnato
sogni, progetti, dialoghi, idee
ora tutto è raccolto su questa scrivania
racchiuso in questa pila di fogli stropicciati
Ed eccoci soli
il blocco monolitico di pietra
e io, sognatore tremante
Nella sinistra lo scalpello, nella destra il martello
Respiro la pietra, stringo gli attrezzi
il mio essere freme
Posizione – inclinazione – potenza
ogni colpo sarà definitivo
ogni gesto chiede la perfezione
ogni attimo fa la differenza
Posizione – inclinazione – potenza
ogni colpo un rischio
ogni colpo una distruzione
ogni colpo una creazione
Posizione – inclinazione – potenza
ogni colpo una scelta
ogni colpo...
scolpisco il mio destino.
16 novembre 2004
Racconti - Il sicario e il frate
La leggenda vuole che il monte La Verna si sia formato durante i terremoti seguiti alla morte sulla croce di Gesù.
Più tardi, San Francesco vi edificò uno dei suoi eremi: l’eremo de La Verna.
A guardare bene la conformazione di questo monte, sembra proprio nato di getto, quasi che le rocce siano state lanciate verso il cielo, come un urlo, una preghiera.
Una di queste rocce è nominata: Salto del Lupo, in onore del particolare rapporto che il Santo aveva instaurato appunto con i lupi che popolavano l’Appennino toscoemiliano.
E’ un luogo magico come tutti i luoghi in cui visse San Francesco: vi si respira un’atmosfera elettrica e si fanno incontri che cambiano una vita.
Un giorno un uomo oramai anziano vi si recò, spinto dal bisogno di riflettere sulla propria vita. Per anni si era guadagnato da vivere facendo il sicario: era stato uno dei migliori e le sue vittime non si contavano. Con la vecchiaia però vedeva i suoi riflessi rallentare e la sua prestanza fisica venire meno… Ma quello che ancor di più lo turbava era l’avvicinarsi della morte.
Si interrogava giorno e notte su cosa sarebbe stato di lui al termine della vita.
Si arrampicò sul monte e poi sulla roccia chiamata Salto del Lupo, con l’intenzione di sedersi a riflettere.
Arrivato in cima vi incontrò un anziano Frate Francescano, raccolto in preghiera. Un po’ seccato di non essere solo, il sicario decise comunque di approfittare della situazione per chiedere consiglio a chi probabilmente era più preparato di lui…
“Frate,” disse con tono duro “sono il miglior sicario professionista di tutta Italia, ma oggi sono in crisi. Devi aiutarmi. Parlami dell’Inferno e del Paradiso!”
Il Frate si alzò, lo fissò con occhi brillanti e disse:
“Vattene di qui, essere indegno. Questo luogo è sacro! E non permetterti mai più di rivolgermi la parola!”
Il Sicario divenne rosso in viso. Una vampata di rabbia gli strinse lo stomaco e il suo corpo tremò di energia assassina mentre prendeva il povero frate per il collo e lo sbatteva contro il tronco di un albero.
Occhi negli occhi, a pochi centimetri di distanza, il sicario ringhiò:
“Hai fatto il tuo ultimo errore frate, ora io ti…” ma non poté terminare la frase perché il frate mezzo strozzato, con un filo di voce gli sussurrò:
“Ecco figliolo… questo è l’Inferno che credevi tanto lontano.”
Il sicario mollò la presa. Realizzò in un attimo che il frate aveva rischiato la propria vita per impartirgli quell’insegnamento. Gli occhi gli si riempirono di lacrime di gratitudine e cadde in ginocchio dinanzi al frate. Piangeva anche perché in quell’attimo gli fu chiaro tutto il male che aveva fatto a se stesso oltre che agli altri.
Il frate lo aiutò a rialzarsi, lo abbracciò e con gli occhi lucidi gli sussurrò:
“E questo figliolo… è il Paradiso che credevi di non conoscere”.
Più tardi, San Francesco vi edificò uno dei suoi eremi: l’eremo de La Verna.
A guardare bene la conformazione di questo monte, sembra proprio nato di getto, quasi che le rocce siano state lanciate verso il cielo, come un urlo, una preghiera.
Una di queste rocce è nominata: Salto del Lupo, in onore del particolare rapporto che il Santo aveva instaurato appunto con i lupi che popolavano l’Appennino toscoemiliano.
E’ un luogo magico come tutti i luoghi in cui visse San Francesco: vi si respira un’atmosfera elettrica e si fanno incontri che cambiano una vita.
Un giorno un uomo oramai anziano vi si recò, spinto dal bisogno di riflettere sulla propria vita. Per anni si era guadagnato da vivere facendo il sicario: era stato uno dei migliori e le sue vittime non si contavano. Con la vecchiaia però vedeva i suoi riflessi rallentare e la sua prestanza fisica venire meno… Ma quello che ancor di più lo turbava era l’avvicinarsi della morte.
Si interrogava giorno e notte su cosa sarebbe stato di lui al termine della vita.
Si arrampicò sul monte e poi sulla roccia chiamata Salto del Lupo, con l’intenzione di sedersi a riflettere.
Arrivato in cima vi incontrò un anziano Frate Francescano, raccolto in preghiera. Un po’ seccato di non essere solo, il sicario decise comunque di approfittare della situazione per chiedere consiglio a chi probabilmente era più preparato di lui…
“Frate,” disse con tono duro “sono il miglior sicario professionista di tutta Italia, ma oggi sono in crisi. Devi aiutarmi. Parlami dell’Inferno e del Paradiso!”
Il Frate si alzò, lo fissò con occhi brillanti e disse:
“Vattene di qui, essere indegno. Questo luogo è sacro! E non permetterti mai più di rivolgermi la parola!”
Il Sicario divenne rosso in viso. Una vampata di rabbia gli strinse lo stomaco e il suo corpo tremò di energia assassina mentre prendeva il povero frate per il collo e lo sbatteva contro il tronco di un albero.
Occhi negli occhi, a pochi centimetri di distanza, il sicario ringhiò:
“Hai fatto il tuo ultimo errore frate, ora io ti…” ma non poté terminare la frase perché il frate mezzo strozzato, con un filo di voce gli sussurrò:
“Ecco figliolo… questo è l’Inferno che credevi tanto lontano.”
Il sicario mollò la presa. Realizzò in un attimo che il frate aveva rischiato la propria vita per impartirgli quell’insegnamento. Gli occhi gli si riempirono di lacrime di gratitudine e cadde in ginocchio dinanzi al frate. Piangeva anche perché in quell’attimo gli fu chiaro tutto il male che aveva fatto a se stesso oltre che agli altri.
Il frate lo aiutò a rialzarsi, lo abbracciò e con gli occhi lucidi gli sussurrò:
“E questo figliolo… è il Paradiso che credevi di non conoscere”.
1 novembre 2004
Poesie - Uomo nel vento
Tira un vento fortissimo
e io bandiera, in esso mi perdo
Oggi però raccolgo i miei sogni
e li pianto a terra come picchetti
di quella bandiera farò una tenda
che mi protegga dal vento
riposerò un po’
poi forse domani disferò la tenda
e costruirò una vela
Finalmente inizierà il viaggio
e io bandiera, in esso mi perdo
Oggi però raccolgo i miei sogni
e li pianto a terra come picchetti
di quella bandiera farò una tenda
che mi protegga dal vento
riposerò un po’
poi forse domani disferò la tenda
e costruirò una vela
Finalmente inizierà il viaggio
31 ottobre 2004
Dopo un po' impari
Non so chi sia l'autore... ma mi sentivo di pubblicarla comunque.
Dopo un po’ impari la sottile differenza
fra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti, con la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il Sole scotta
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima
invece che aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare
che sei davvero forte e che vali davvero.
Dopo un po’ impari la sottile differenza
fra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti, con la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il Sole scotta
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima
invece che aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare
che sei davvero forte e che vali davvero.
28 ottobre 2004
Poesie - La cura
Ci sono giorni
in cui il vento
si alza
soffia
scompiglia
strappa
spezza
In quei giorni
guardo con incredulo ottuso stupore
Solo domani
se esco presto
nella mattina del giorno dopo
Solo domani
se cammino con il ricordo
nel cuore
Solo allora comprendo
che quel vento
era disperatamente necessario
per tutto ciò che è stato
scompigliato, strappato, spezzato
per tutto ciò che resta
e per me che osservo
il prima e il dopo
con quel vento ancora nel cuore
in cui il vento
si alza
soffia
scompiglia
strappa
spezza
In quei giorni
guardo con incredulo ottuso stupore
Solo domani
se esco presto
nella mattina del giorno dopo
Solo domani
se cammino con il ricordo
nel cuore
Solo allora comprendo
che quel vento
era disperatamente necessario
per tutto ciò che è stato
scompigliato, strappato, spezzato
per tutto ciò che resta
e per me che osservo
il prima e il dopo
con quel vento ancora nel cuore
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