Il Faraone Cheope aveva deciso di strabiliare il mondo, facendosi costruire la tomba più mastodontica che mai potesse essere realizzata: una piramide in granito alta 146 metri e con lati di base di 230 metri.
Aveva radunato le migliori menti del tempo per la progettazione e lo studio di fattibilità. Come project manager era stato designato il più promettente degli ingegneri di corte.
Furono impiegati oltre 100.000 schiavi che lavoravano su più turni in maniera incessante, giorno e notte.
Dopo due anni di lavori, il giovane ingegnere si rese conto che qualcosa non andava: il cantiere Est procedeva troppo in fretta rispetto agli altri tre e questo avrebbe creato gravi scompensi nella gestione sincronica del progetto.
Astutamente inoltre, vide nella situazione una opportunità: se avesse individuato il segreto dell’efficienza del cantiere Est e se fosse stato in grado di trasmetterlo agli altri cantieri, avrebbe certamente chiuso il progetto con qualche anno di anticipo rispetto alle previsioni.
Fu così contattato un Consulente esterno che iniziò immediatamente a girovagare per i quattro cantieri in cerca di indizi: le pietre erano le stesse, ogni cantiere disponeva dello stesso numero di schiavi, tutti utilizzavano le stesse tecniche e gli stessi strumenti… eppure la maggior efficienza del cantiere Est era palese.
Il Consulente prese allora ad intervistare gli schiavi, uno per ogni cantiere. La domanda era semplicemente:
“Cosa stai facendo, buon uomo?”
Nel cantiere Nord si sentì dire:
“-Buon Uomo-? …e ti sembra un lavoro da uomini questo? 12 ore al giorno a 42° rompendo e spingendo inutili pietroni per un pezzo di pane? …Vai a dire -Buon Uomo- a tuo nonno!”
Nel cantiere Ovest ottenne la risposta:
“Sto spaccando le pietre, non vedi? Potresti aiutarmi invece di farmi perdere tempo!”
Nel cantiere Sud la risposta fu:
“Ci mancava solo il consulente! Secondo te, cosa sto facendo? Ma la laurea, a cosa ti serve?”
Per l’ultima volta, con la coda tra le gambe, il consulente pose la solita domanda ad uno schivo del cantiere Est:
“Cosa stai facendo, buon uomo?”
La risposta fu:
“Cosa STIAMO facendo, vorrai dire! Stiamo costruendo il più grande monumento della storia, un’opera che anche tra 10.000 anni susciterà meraviglia e ammirazione!”
27 novembre 2004
25 novembre 2004
Poesie - Vita
La vita non mi basta mai.
Non mi bastano gli sguardi
Non mi bastano le parole
Non mi bastano i sorrisi
Non mi bastano gli amici
Non mi bastano le emozioni
Non mi basta il silenzio
Non mi basta lo sguardo
Non mi basta il vuoto
Non mi bastano i boschi
Non mi bastano le avventure
Non mi bastano i profumi
Non mi bastano le paure
Non mi bastano le risate
Non mi bastano le vittorie
Non mi basta il dolore
Non mi basta il mare
Non mi basta il vento
Non mi bastano le stelle
Non mi bastano le mani
Non mi basta il cielo
Non mi basta la notte
Non mi basta l’amore
Non mi basta la vita
Non mi basta mai
Vorrei vivere
disteso sull’eternità
gustandomi il mistero della sua follia
E alla fine esplodere nella Vita
e dissolvermi come nebbia
per sempre presente...
Vita nella Vita
Non mi bastano gli sguardi
Non mi bastano le parole
Non mi bastano i sorrisi
Non mi bastano gli amici
Non mi bastano le emozioni
Non mi basta il silenzio
Non mi basta lo sguardo
Non mi basta il vuoto
Non mi bastano i boschi
Non mi bastano le avventure
Non mi bastano i profumi
Non mi bastano le paure
Non mi bastano le risate
Non mi bastano le vittorie
Non mi basta il dolore
Non mi basta il mare
Non mi basta il vento
Non mi bastano le stelle
Non mi bastano le mani
Non mi basta il cielo
Non mi basta la notte
Non mi basta l’amore
Non mi basta la vita
Non mi basta mai
Vorrei vivere
disteso sull’eternità
gustandomi il mistero della sua follia
E alla fine esplodere nella Vita
e dissolvermi come nebbia
per sempre presente...
Vita nella Vita
19 novembre 2004
Poesie - Dio è solo un alibi
Ho fatto un viaggio.
Sono stato in quel signore in cravatta rinchiuso in auto col volto tirato,
e in quella collega sempre trafelata, terrorizzata dal capo o forse dalla vita
poi nell’accattone che si finge storpio al semaforo qui sotto…
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
E ho proseguito entrando in un soldato di diciotto anni in servizio in Iraq,
e in una mamma nella guerra seduta sulle macerie di casa sua
e ancora in un bambino con lo stomaco dilatato pur non mangiando da giorni
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
poi ho visitato una ragazza rumena, sola in Italia, illusa e delusa
e un bambino ricco, pieno di tutto e vuoto di carezze
e sono entrato in una anziana signora che stringeva nel pugno gli ultimi brandelli di dignità
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
poi sono entrato in un manager rampante in corsa per il successo,
in un operaio frustrato che vorrebbe correre… ma non sa dove,
e in un agricoltore di sesanta anni con mani grandi e robuste… ma sempre più vuote.
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
Infine ho esplorato un professore terrorizzato dinanzi a venti ragazzi
e sono entrato in uno di questi, spavaldo e violento nella sua folle caduta libera
poi ho visitato un premier politico con il coltello tra i denti in lotta per il potere
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
…e ad ogni testa ho chiesto: “cosa pensi?”
…e ad ogni cuore ho chiesto: “cosa senti?”
E ho capito.
Dio non c’entra.
Questo mondo assurdo
lo creiamo noi
ogni giorno un po’
Sono stato in quel signore in cravatta rinchiuso in auto col volto tirato,
e in quella collega sempre trafelata, terrorizzata dal capo o forse dalla vita
poi nell’accattone che si finge storpio al semaforo qui sotto…
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
E ho proseguito entrando in un soldato di diciotto anni in servizio in Iraq,
e in una mamma nella guerra seduta sulle macerie di casa sua
e ancora in un bambino con lo stomaco dilatato pur non mangiando da giorni
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
poi ho visitato una ragazza rumena, sola in Italia, illusa e delusa
e un bambino ricco, pieno di tutto e vuoto di carezze
e sono entrato in una anziana signora che stringeva nel pugno gli ultimi brandelli di dignità
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
poi sono entrato in un manager rampante in corsa per il successo,
in un operaio frustrato che vorrebbe correre… ma non sa dove,
e in un agricoltore di sesanta anni con mani grandi e robuste… ma sempre più vuote.
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
Infine ho esplorato un professore terrorizzato dinanzi a venti ragazzi
e sono entrato in uno di questi, spavaldo e violento nella sua folle caduta libera
poi ho visitato un premier politico con il coltello tra i denti in lotta per il potere
Sono stato nella loro testa e nel loro cuore
…e ad ogni testa ho chiesto: “cosa pensi?”
…e ad ogni cuore ho chiesto: “cosa senti?”
E ho capito.
Dio non c’entra.
Questo mondo assurdo
lo creiamo noi
ogni giorno un po’
16 novembre 2004
Racconti - Il sicario e il frate
La leggenda vuole che il monte La Verna si sia formato durante i terremoti seguiti alla morte sulla croce di Gesù.
Più tardi, San Francesco vi edificò uno dei suoi eremi: l’eremo de La Verna.
A guardare bene la conformazione di questo monte, sembra proprio nato di getto, quasi che le rocce siano state lanciate verso il cielo, come un urlo, una preghiera.
Una di queste rocce è nominata: Salto del Lupo, in onore del particolare rapporto che il Santo aveva instaurato appunto con i lupi che popolavano l’Appennino toscoemiliano.
E’ un luogo magico come tutti i luoghi in cui visse San Francesco: vi si respira un’atmosfera elettrica e si fanno incontri che cambiano una vita.
Un giorno un uomo oramai anziano vi si recò, spinto dal bisogno di riflettere sulla propria vita. Per anni si era guadagnato da vivere facendo il sicario: era stato uno dei migliori e le sue vittime non si contavano. Con la vecchiaia però vedeva i suoi riflessi rallentare e la sua prestanza fisica venire meno… Ma quello che ancor di più lo turbava era l’avvicinarsi della morte.
Si interrogava giorno e notte su cosa sarebbe stato di lui al termine della vita.
Si arrampicò sul monte e poi sulla roccia chiamata Salto del Lupo, con l’intenzione di sedersi a riflettere.
Arrivato in cima vi incontrò un anziano Frate Francescano, raccolto in preghiera. Un po’ seccato di non essere solo, il sicario decise comunque di approfittare della situazione per chiedere consiglio a chi probabilmente era più preparato di lui…
“Frate,” disse con tono duro “sono il miglior sicario professionista di tutta Italia, ma oggi sono in crisi. Devi aiutarmi. Parlami dell’Inferno e del Paradiso!”
Il Frate si alzò, lo fissò con occhi brillanti e disse:
“Vattene di qui, essere indegno. Questo luogo è sacro! E non permetterti mai più di rivolgermi la parola!”
Il Sicario divenne rosso in viso. Una vampata di rabbia gli strinse lo stomaco e il suo corpo tremò di energia assassina mentre prendeva il povero frate per il collo e lo sbatteva contro il tronco di un albero.
Occhi negli occhi, a pochi centimetri di distanza, il sicario ringhiò:
“Hai fatto il tuo ultimo errore frate, ora io ti…” ma non poté terminare la frase perché il frate mezzo strozzato, con un filo di voce gli sussurrò:
“Ecco figliolo… questo è l’Inferno che credevi tanto lontano.”
Il sicario mollò la presa. Realizzò in un attimo che il frate aveva rischiato la propria vita per impartirgli quell’insegnamento. Gli occhi gli si riempirono di lacrime di gratitudine e cadde in ginocchio dinanzi al frate. Piangeva anche perché in quell’attimo gli fu chiaro tutto il male che aveva fatto a se stesso oltre che agli altri.
Il frate lo aiutò a rialzarsi, lo abbracciò e con gli occhi lucidi gli sussurrò:
“E questo figliolo… è il Paradiso che credevi di non conoscere”.
Più tardi, San Francesco vi edificò uno dei suoi eremi: l’eremo de La Verna.
A guardare bene la conformazione di questo monte, sembra proprio nato di getto, quasi che le rocce siano state lanciate verso il cielo, come un urlo, una preghiera.
Una di queste rocce è nominata: Salto del Lupo, in onore del particolare rapporto che il Santo aveva instaurato appunto con i lupi che popolavano l’Appennino toscoemiliano.
E’ un luogo magico come tutti i luoghi in cui visse San Francesco: vi si respira un’atmosfera elettrica e si fanno incontri che cambiano una vita.
Un giorno un uomo oramai anziano vi si recò, spinto dal bisogno di riflettere sulla propria vita. Per anni si era guadagnato da vivere facendo il sicario: era stato uno dei migliori e le sue vittime non si contavano. Con la vecchiaia però vedeva i suoi riflessi rallentare e la sua prestanza fisica venire meno… Ma quello che ancor di più lo turbava era l’avvicinarsi della morte.
Si interrogava giorno e notte su cosa sarebbe stato di lui al termine della vita.
Si arrampicò sul monte e poi sulla roccia chiamata Salto del Lupo, con l’intenzione di sedersi a riflettere.
Arrivato in cima vi incontrò un anziano Frate Francescano, raccolto in preghiera. Un po’ seccato di non essere solo, il sicario decise comunque di approfittare della situazione per chiedere consiglio a chi probabilmente era più preparato di lui…
“Frate,” disse con tono duro “sono il miglior sicario professionista di tutta Italia, ma oggi sono in crisi. Devi aiutarmi. Parlami dell’Inferno e del Paradiso!”
Il Frate si alzò, lo fissò con occhi brillanti e disse:
“Vattene di qui, essere indegno. Questo luogo è sacro! E non permetterti mai più di rivolgermi la parola!”
Il Sicario divenne rosso in viso. Una vampata di rabbia gli strinse lo stomaco e il suo corpo tremò di energia assassina mentre prendeva il povero frate per il collo e lo sbatteva contro il tronco di un albero.
Occhi negli occhi, a pochi centimetri di distanza, il sicario ringhiò:
“Hai fatto il tuo ultimo errore frate, ora io ti…” ma non poté terminare la frase perché il frate mezzo strozzato, con un filo di voce gli sussurrò:
“Ecco figliolo… questo è l’Inferno che credevi tanto lontano.”
Il sicario mollò la presa. Realizzò in un attimo che il frate aveva rischiato la propria vita per impartirgli quell’insegnamento. Gli occhi gli si riempirono di lacrime di gratitudine e cadde in ginocchio dinanzi al frate. Piangeva anche perché in quell’attimo gli fu chiaro tutto il male che aveva fatto a se stesso oltre che agli altri.
Il frate lo aiutò a rialzarsi, lo abbracciò e con gli occhi lucidi gli sussurrò:
“E questo figliolo… è il Paradiso che credevi di non conoscere”.
15 novembre 2004
Pensieri - Guerra o pace?
Guidavo, beato in una strada di campagna. Musica soft dall'autoradio e pensieri illuminati e pacifici nella testa.
Ero fiero di me...
Poi dinanzi a me appare una 127 oliva con contadino con cappello al volante... velocità di crociera 45km orari.
Penso:
"ma tu guarda questo vecchio rimbambito...
va troppo piano!
...è un pericolo pubblico!"
e lo sorpasso con cipiglio.
Dopo nemmeno un minuto compare dal nulla nel mio specchietto un mercedes argentato, ha fretta, sembra volermi spingere avanti, poi... mi sorpassa con cipiglio.
Penso:
"ma tu guarda questo prepotente...
va troppo forte!
...è un pericolo pubblico!"
Dopo qualche chilometro l'illuminazione...
accosto a destra.
Mi chiedo:
"possibile che io sia l'unico in questa strada ad andare alla velocità GIUSTA?"
Un brivido mi percorre la schiena...
In quell'attimo temo di essere potenzialmente più pericoloso di Bush!
Ero fiero di me...
Poi dinanzi a me appare una 127 oliva con contadino con cappello al volante... velocità di crociera 45km orari.
Penso:
"ma tu guarda questo vecchio rimbambito...
va troppo piano!
...è un pericolo pubblico!"
e lo sorpasso con cipiglio.
Dopo nemmeno un minuto compare dal nulla nel mio specchietto un mercedes argentato, ha fretta, sembra volermi spingere avanti, poi... mi sorpassa con cipiglio.
Penso:
"ma tu guarda questo prepotente...
va troppo forte!
...è un pericolo pubblico!"
Dopo qualche chilometro l'illuminazione...
accosto a destra.
Mi chiedo:
"possibile che io sia l'unico in questa strada ad andare alla velocità GIUSTA?"
Un brivido mi percorre la schiena...
In quell'attimo temo di essere potenzialmente più pericoloso di Bush!
8 novembre 2004
Pensieri - Ho sognato...
7 novembre 2004
Poesie - La vita si azzera
Ogni tanto succede…
i mezzi si confondono con il fine
e la vita diventa sterile affanno
la mente soffoca il cuore
e il sogno trema dinanzi alla paura
lo sguardo si vela di ombra
e nello specchio appare un estraneo
la maschera è più importante della presenza
e l’amore trascurato piange troppo forte
andare avanti diventa una fatica impossibile
e una sigaretta è più desiderata di un sorriso
ogni tanto succede
e allora
puntualmente
la vita
si azzera
la strada impazzisce
l’auto si guasta
il treno si blocca
il corpo si ammala
allora e solo allora
mi fermo
“perché baratto la vita con l’affanno?”
“perché nutro la paura lasciando agonizzare il sogno?”
“perché lo specchio mi rivela estraneo a me stesso?”
“perché nego l’intimità al mio amore?”
“perché zoppico la vita?”
Ogni volta comprendo
e ogni volta dimentico
per questo, paziente la vita
ogni tanto si azzera…
per aiutarmi a ricordare
i mezzi si confondono con il fine
e la vita diventa sterile affanno
la mente soffoca il cuore
e il sogno trema dinanzi alla paura
lo sguardo si vela di ombra
e nello specchio appare un estraneo
la maschera è più importante della presenza
e l’amore trascurato piange troppo forte
andare avanti diventa una fatica impossibile
e una sigaretta è più desiderata di un sorriso
ogni tanto succede
e allora
puntualmente
la vita
si azzera
la strada impazzisce
l’auto si guasta
il treno si blocca
il corpo si ammala
allora e solo allora
mi fermo
“perché baratto la vita con l’affanno?”
“perché nutro la paura lasciando agonizzare il sogno?”
“perché lo specchio mi rivela estraneo a me stesso?”
“perché nego l’intimità al mio amore?”
“perché zoppico la vita?”
Ogni volta comprendo
e ogni volta dimentico
per questo, paziente la vita
ogni tanto si azzera…
per aiutarmi a ricordare
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